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Ortodonzia tradizionale

L’ortodonzia è la branca dell’odontoiatria che si occupa specificatamente di diagnosticare, prevenire, recuperare e normalizzare i rapporti anomali esistenti tra le arcate dentarie e le strutture anatomiche ad esse correlate (il sistema nervoso centrale, la muscolatura facciale e masticatoria, e le ossa). I trattamenti ortodontici non si limitano a creare un corretto allineamento dei denti, ma sono in grado di ripristinare l’efficacia della funzione masticatoria e di creare l’equilibrio estetico del terzo inferiore del volto.

Fino a pochi anni fa si riteneva che questi interventi potessero realizzarsi esclusivamente nell’età compresa tra preadolescenza e adolescenza. Ma, in realtà, secondo la nuova scuola di pensiero, ormai riconosciuta a livello mondiale, è possibile agire anche sulle bocche degli adulti.

Nell’adulto bisogna spesso intervenire su alterazioni scheletriche strutturali a carico delle ossa mascellari, e per fare ciò sono necessari complessi trattamenti combinati ortodontico - chirurgici. Nel bambino si può intervenire sui disallineamenti dentali probabili o già verificatisi. E sulle deviazioni di crescita delle ossa mascellare superiore e mandibolare.

Ogni trattamento ortodontico si divide in quattro fasi:

1) Diagnostica.
Una prima visita in cui, interrogando il paziente o i suoi familiari, si raccolgono i dati anamnestici, e le informazioni circa i problemi funzionali, estetici, dentali, occlusali, articolari, parodontali ed igienici del soggetto.
Si esegue una serie di esami diagnostici strumentali:
- panoramica dentale;
- teleradiografia latero-laterale e antero-posteriore del capo;
- fotografie del viso e delle arcate dentali.
Dopo aver raccolto tutto questo materiale vengono effettuate le analisi cefalometriche, le previsioni di crescita e la visualizzazione degli obiettivi del trattamento. L’ultimo punto consiste nella progettazione di un vero e proprio piano terapeutico.

2) Pre-intercettiva.
Scopo: risolvere importanti problemi scheletrici.
Età: dai 4 ai 7 anni.
Durata: tra i 12 ed i 18 mesi.
Apparecchi: rimovibili e ortopedici.

3) Intercettiva.
Scopo: correggere problemi scheletrici o dentali.
Età: tra i 7 ed i 10 anni.
Durata tra i 12 e i 24 mesi.
Apparecchi: rimovibili, ortopedici e fissi.

4) Finale.
Scopo: correggere problemi prettamente dentali di allineamento, livellamento e occlusione.
Età: dai 12 anni in su.
Durata dai 12 ai 36 mesi.
Apparecchi fissi o invisibili.

Il mezzo principe di cura dell’ortodonzia è quindi rappresentato dall’apparecchio, rimovibile o fisso.

L’apparecchio rimovibile è consigliato per indurre spostamenti di intere arcate o ampi settori di esse. E può essere rimosso per praticare una corretta igiene orale, e modulare la trazione sugli elementi dentali. Ne esistono tre tipi:

• A trazione extraorale.
Comporta l’applicazione dell’antiestetica cuffia esterna, dotata di molle e di un baffo metallico ancorato all’interno del cavo orale. Apparecchio da applicare preferibilmente di sera e durante le ore di riposo.

• Funzionale.
Costituito da piani metallici, e molle e bottoni in resina acrilica.

• Contenitivo.
Anche questo tipo è da indossare preferibilmente nel sonno. Il suo scopo è quello di conservare nel tempo il risultato ottenuto con il trattamento fisso conclusosi.

L’apparecchio fisso è utilizzato in fase di rifinitura e richiede un maggiore controllo igienico. Necessario sia da parte del paziente, che deve imparare a spazzolarsi i denti con accuratezza nonostante la presenza dell’oggetto estraneo, sia da parte del dentista durante le sedute di controllo.

Nel fisso si distinguono due parti:

• i brackets (attacchi) in metallo, ceramica o resina. Cementati alla superficie di ogni singolo elemento dentale.

• Gli archi metallici in acciaio o nichel-titanio. Collegano tra di loro i diversi attacchi e producono la forza elastica necessaria per lo spostamento dei denti.

Questo tipo di apparecchio può essere rimosso solo dal medico odontoiatra, tramite un’operazione delicata che richiede molta attenzione da parte di quest’ultimo. Infatti, seppur saltuariamente, possono verificarsi degli spiacevoli incidenti, quali l’impercettibile lesione dello smalto o, addirittura, la frattura di un elemento. Eventualità rare ma non impossibili.

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